FANDOM


Piccola uccisa.jpg 370468210

Demi Leigh-Mahon

Stanco dei suoi pianti e grida che non gli consentivano di guardare la televisione, un ragazzo di 15 anni improvvisato babysitter ha massacrato a pugni e morsi una bimba di due anni, che è morta in ospedale dopo due giorni di agonia. Oggi - scrivono i giornali britannici online - la giuria del tribunale (Crown Court) di Manchester dopo un processo di soli quattro giorni ha riconosciuto Karl McCluney colpevole del brutale omicidio della piccola Demi Leigh-Mahon. Il ragazzo, che frequenta una scuola serale e lavora part-time in un ristorante, rischia dai 12 anni di carcere all'ergastolo quando il giudice, il mese prossimo, emetterà la sentenza. La madre si è fidata del primo arrivato - La madre della bambina, una tossicodipendente, si era fidata del giovane mentre usciva a incassare un assegno familiare per la figlia. Quando è tornata a casa dopo soli 90 minuti, ha trovato il ragazzo seduto sul gradino della porta di casa che le ha detto di aver portato fuori la figlia, che è caduta mentre si trovavano al parco. Lei è corsa dentro trovando la bambina nel lettino, all'apparenza addormentata, con il viso gonfio e livido. "La testa è ciondolata all'indietro quando l'ho raccolta, non riusciva a respirare", ha raccontato la madre, Ann McDonald. Addosso alla piccola Demi, che aveva danni gravissimi al cervello, i medici, dopo che è morta, hanno trovato ben 68 lesioni. Secondo il sito del Daily Mirror, Demi "é stata ripetutamente colpita coi pugni sul viso, è stata morsa e una parte del cuoio capelluto strappata". "Non sono fiero di quello che ho fatto - ha dichiarato il giovane McCluney, citato dal Mirror - e tutti penseranno che sono un mostro ma nessuno mi potrà mai punire tanto quanto io punirò me stesso".

45976404 karlmccluny 226

Karl McCluney

Il ragazzo ha rifiutato le attenuanti - Malgrado il ragazzo soffra di disturbi ed abbia un quoziente intellettivo nettamente inferiore alla media, non ha beneficiato dell'infermità mentale chiesta dalla difesa. Un caso risolto in fretta e con un processo rapido, a differenza di quanto avvenne negli Stati Uniti nel 1997 nel caso della "tata" inglese Louise Woodward, riconosciuta colpevole dopo un lungo processo e ben 25 ore di camera di consiglio inglese dell'omicidio del piccolo Matthew Eappen di otto mesi. Il Times online e anche la Bbc puntano oggi il dito sui servizi di assistenza sociale che, nel caso di una bimba figlia di madre tossicodipendente, avrebbe potuto vegliare meglio sulla sorte.