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Disonora il padre e la madre

Ci sono argomenti che alcuni preferiscono mantenere sepolti o avvolti nel silenzio. Argomenti che trattano di violenze, soprusi, imbrogli, traffici illeciti, perché il senso comune trova molto più comodo far finta di niente. Ed ecco che, tra le voci che invece fanno una controinformazione seria, si alzano quelle volute da Antonella Beccaria e Simona Mammano, due donne accomunate dal giornalismo, dalla passione per la politica e da un modus operandi, nell’affrontare il loro mestiere, altamente professionale e scientifico. La collana da loro curata per Stampa Alternativa si intitola “Senza Finzione” e si occupa di tematiche politiche e sociali nelle loro devianze.

La legge divina e quella civile riservano alla famiglia un ruolo privilegiato in quanto cellula fondante della società. Ma è proprio all’interno della famiglia che si registra un numero rilevante di abusi sessuali ed incestuosi, quasi sempre a scapito di persone indifese e di minore età. Introdotto dalla prefazione di Isabella Bossi Fedrigotti, “Disonora il padre e la madre” è la storia della violenza subìta da un bambino, della genesi di un abuso, del silenzio, dei sensi di colpa, dell’implosione interna alla vittima e dell’esplosione che il fatto provoca.

Antonio vive in una famiglia normale, imperfetta ma assestata nei suoi ingranaggi rodati: un padre un po’ brusco e una madre abituata a conviverci, con questo marito duro. Ma, tutto sommato è una famiglia che funziona, Antonio sogna di fare il poliziotto, ama giocare, ha la sensibilità propria di quei bambini che colgono sempre le reazioni altrui e sono attenti al mondo, è leale nel gioco, ci tiene a mantenere la parola data. É proprio nel candore che gli orchi trovano le loro vittime privilegiate: «Allora, se vuoi, facciamo un gioco molto bello, però è segreto. [...] Guai, guai a noi se qualcuno lo viene a sapere. Non si dice. Non si dice e non si dice.»

L’autore Alessandro Chiarelli, coordinatore dell’Ufficio minori della Questura di Ferrara, ha affrontato un argomento scomodo e delicato con un linguaggio pulito, scorrevole, coinvolgente. La scelta del tu empatico focalizza il punto di vista del bambino con una resa, in alcuni punti, molto intensa. La divisione cronachistica dei capitoli conferisce al romanzo un taglio giornalistico, ma solo nell’idea: è un romanzo attuale e toccante, inventato sulla base di storie terribili ma vere. Come ha precisato Chiarelli nei ringraziamenti: «La storia di Antonio non è mai avvenuta, questo bambino non esiste. Il dolore che ho raccontato invece sì: accade ogni giorno, in molte famiglie “normali”. Dedico questo libro, questa storia inventata, a coloro che dentro ci riconosceranno la loro muta sofferenza, semmai abbia avuto la fortuna di coglierla, da qualche parte, tra queste righe. Dedico questo libro ai bambini che non abbiamo aiutato. Lo dedico a quelli che non aiuteremo.»