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Il cacciatore di aquiloni è il primo romanzo dello scrittore americano di origine afghana Khaled Hosseini, pubblicato in Italia dalle Edizioni Piemme nel 2004. Il titolo originale dell'opera è The Kite Runner; la traduzione in italiano è opera di Isabella Vaj.

TramaModifica

Il cacciatore d'aquiloni è un romanzo ambientato in Afghanistan e racconta la storia di due bambini di diverse etnie. Amir è un ragazzo afghano di etnia Pashtun che abita a Kabul (orfano della madre) assieme al padre Baba, il servo Ali e Hassan, figlio del servo, quest'ultimi di etnia Hazara. I due figli crescono assieme nella città di Kabul e la loro più grande attesa è per l'evento del quartiere: la caccia agli aquiloni. Lo scopo del gioco è tagliare, per mezzo di un aquilone, il filo degli altri giocatori: chi taglia il penultimo aquilone rimasto in aria e lo recupera ha vinto la competizione. Alla vittoria di Amir, Baba si sente fiero, per la prima volta, di suo figlio. Un giorno Hassan e Amir incontrano dei ragazzi più grandi con idee razziste sulle diverse etnie, e Hassan, per proteggere il suo padrone, minaccia i ragazzacci con una fionda. Questi ultimi successivamente si vendicano di Hassan, violentandolo. Amir assiste al fatto e per paura non interviene per salvare il suo servo. Dopo questo avvenimento Amir cerca di allontanarsi da Hassan. Nel 1981, durante l'invasione russa in Afghanistan, Amir e suo padre scappano in California, negli USA, passando per paesi intermedi dove Baba, nel tentativo di salvare una donna dallo stupro, rischia di essere ucciso da un soldato russo. Arrivati in America, Amir trascorre la sua giovinezza laureandosi in letteratura inglese e coronando così il suo sogno, mentre Baba lavora presso un distributore di benzina. Qui Amir si innamora di una ragazza di nome Soraya, figlia di un ex-generale afghano, e con l'aiuto del padre la sposa. Poco tempo dopo il matrimonio purtroppo Baba muore di cancro ai polmoni, nel 1986. Nel 2001 l'amico di suo padre Rahim Khan, che era rimasto a Kabul, gli chiede di fargli visita perchè deve dargli notizie di Hassan. Qui Amir scopre che Hassan ha avuto un figlio, Sohrab, e che in realtà è suo nipote: infatti Hassan e Amir sono fratelli avendo come unico padre Baba. Amir arriva in aereo fino in Pakistan. Arrivato a Peshawar, incontra l'amico di famiglia che gli riferisce la morte di Hassan, ucciso dai Talebani mentre proteggeva la sua abitazione a Kabul. Scioccato, Amir decide di cercare suo nipote, con l'aiuto di Farid, un amico di Rahim Khan. Essi si travestestono da Talebani, mimetizzandosi così per tornare in Afghanistan; alcune tracce li conducono fino ad un edificio utilizzato come orfanotrofio. Qui essi scoprono che un Talebano diverse volte era venuto a prendersi bambini e bambine, che quasi mai tornavano. Così Amir e Farid continuano a cercare il bambino in un fortino controllato dai miliziani. Qui incontra il comandante, che è Assef, uno dei ragazzi che aveva violentato Hassan quando era bambino. Il comandante riconosce Amir, e incomincia così una lotta tra loro. I due fanno un patto secondo il quale se Amir avesse vinto avrebbe potuto prendersi Sorhrab senza che intervennissero le guardie. Sohrab, trovando Amir in difficoltà, proprio come il padre molti anni prima, punta una fionda contro l'ufficiale e lo acceca. Amir poi prende suo nipote e insieme scappano dal fortino inseguiti dai Talebani. Passato il confine con il Pakistan, sono entrambi salvi. Amir dopo questa lotta va in ospedale e così comincia a nascere la fiducia tra lui e il bambino. A Islamabad Amir cerca di ottenere l'adozione di Sohrab, ma capisce che è praticamente impossibile. Lo comunica al bambino che per paura di dover tornare in orfanotrofio tenta il suicidio. I medici lo salvano ed è un nuovo senso di colpa per Amir. Dopo aver risolto la pratica del visto e dell'adozione grazie a sua moglie, Amir torna con Sohrab in America. Qui Amir inizia il lungo e doloroso processo perché Sohrab dimentichi gli abusi subiti ed inizi una nuova vita con loro e gli aquiloni in California.

I personaggiModifica

  • Amir, figlio di Baba: è un ragazzo magro e pallido dalle spalle strette, gli occhi di color castano chiaro e piccolo di statura per i suoi dodici anni. Non è molto bravo nel campo sportivo, ma lo è in quello letterario e ama leggere e scrivere romanzi. Il primo racconto che scrive viene letto per la prima volta da Rahim Khan e Hassan. Vince nel periodo invernale i combattimenti con gli aquiloni e grazie a questo riesce a conquistarsi la fiducia del padre. Tradisce l'amico Hassan per via della sua paura. Fugge in California con il padre, e si sposa con una afgana, Soraya. I due non hanno figli. Torna in Pakistan per via di Rahim Khan che sta per morire e riceve da lui la notizia che Hassan era il suo fratellastro e che ha un nipote di cui dovrà prendersi cura. Dopo una serie di avvenimenti che vedono anche un nuovo scontro col suo vecchio avversario Assef, trova suo nipote Sohrab, che porta via dalla guerra. In questo modo riesce a redimersi poiché da ragazzo ha tradito il suo amico per via del suo carattere debole e insicuro.
  • Baba, padre d'Amir: è soprannominato Toophan Agha, Mister Uragano, a causa della sua forza. Ama molto il calcio e tenta con ogni mezzo di fare in modo che il figlio Amir si dedichi allo sport, ma a quest'ultimo manca l'aggressività per intraprendere un gioco agonistico. Vuole molto bene e stima anche Hassan, che si suppone figlio del suo servo Hazara, provocando l'invidia di Amir. Hassan è molto bravo nel campo dello sport, ma è analfabeta, mentre Amir è molto bravo a scuola, ma non ha mai vinto una competizione. Baba trascorre la maggior parte del tempo con Rahim Khan, nel suo studio a fumare tabacco e a bere . È molto orgoglioso e difende ad ogni costo le persone più umili e non ha paura di morire. Muore per cancro ai polmoni. Odia i medici, soprattutto quelli russi. L'ultima sua azione è di chiedere al generale Taheri di concedere la mano di sua figlia Soraya ad Amir.
  • Rahim Khan: il migliore amico di Baba e socio in affari. Spesso è confidente di Amir da bambino e apprezza quelle doti che vengono considerate delle debolezze da Baba. È lui che si occupa della casa di Baba dopo la sua fuga dall'Afghanistan e vi riporta Hassan con la moglie. Quando si accorge di avere poco da vivere, richiama Amir in Pakistan e, dopo avergli svelato che Hassan è il suo fratellastro, lo incarica di tornare in Afghanistan per ritrovare Sohrab.
  • Ali: di animo gentile, la gamba destra atrofizzata a causa della poliomielite e i muscoli della faccia paralizzati, aveva i tratti mongolici caratteristici degli Hazara e trova la gioia con la nascita del figlio.
  • Sanaubar: madre di Hassan era una sciita di etnia hazara, più giovane del marito di diciannove anni, aveva occhi verdi e un sorriso malizioso e seduceva facilmente gli uomini con il suo sensuale ondeggiare di fianchi. Dopo aver dato alla luce il figlio fugge con una compagnia di ballerini e cantanti girovaghi. Ritroverà il figlio da vecchia e vivrà con lui e con suo nipote Sohrab, fino a quando non morirà nel 1995.
  • Hassan: figlio di Baba e Sanaubar di origine Hazara. Viso perfettamente tondo, come quello di una bambola cinese di legno, con il naso largo e piatto, gli occhi a mandorla, stretti come una foglia di bambù, giallo oro, verdi, o azzurri come zaffiri a seconda della luce. Ha piccole orecchie dall'attaccatura bassa e il mento appuntito, che sembra un'appendice carnosa. Ha il labbro spezzato come se fosse un errore del fabbricante di bambole cui era sfuggito lo scalpello o per distrazione o per stanchezza, ma Baba fa intervenire un noto chirurgo per correggere il labbro leporino. Hassan nei confronti d'Amir è molto gentile, ed è sempre pronto a proteggerlo in caso di pericolo. La sua arma migliore è la fionda. Si scopre che Hassan e Amir sono fratelli, e che in realtà Sanaubar aveva tradito il marito con Baba. Hassan si sposa con Farzana, ma poi i due sono assassinati dai talebani e il bambino, Sohrab, rimane orfano.
  • Assef: figlio di un amico del padre d'Amir. Suo padre si chiamava Mahumud ed era un pilota di aerei. Il padre era afgano e sua madre tedesca. Assef era il più alto e aveva gli occhi azzurri. Nel quartiere in cui viveva la sua parola era legge. Alcuni ragazzi lo avevano soprannominato “il mangiatore d’orecchie” (Goshkor). Assef era senza dubbio il più spietato tormentatore d'Ali; andava da Amir per prendere in giro Hassan per via delle sue origini. Un giorno Hassan minaccia con la fionda Assef, e dopo qualche tempo lui si vendica, stuprandolo davanti agli occhi di Amir. Assef ha idee razziste e pensa di fare una pulizia etnica, proprio come Hitler. La sua idea non si smentisce, quando per il compleanno d'Amir gli regala proprio una biografia del Führer. Assef diventa poi un importante talebano, l'uomo con gli occhiali da sole che nell'intervallo di una partita di calcio giustizia due adulteri lapidandoli. La sua crudeltà è confermata dalla sua abitudine a stuprare i bambini dell'orfanotrofio, fra cui anche il figlio di Hassan, Sohrab.
  • Soraya: figlia del generale Taheri, va in sposa ad Amir. A causa del destino non riesce ad aver figli. Dal libro si può ricavare che è molto intelligente e che il padre vuole che lei diventi una persona importante come un medico o avvocato. Soraya però non vuole dare retta al padre; ella ha un sogno: quello di fare l'insegnante, il padre lo ritiene un lavoro umile perché si guadagna poco. Soraya è anche un punto di riferimento per Amir perché lui si confida con lei. Nel periodo post-matrimoniale Soraya si prende cura di Baba ammalato come se fosse suo padre. Quando Amir le propone di adottare Sohrab, ne è entusiasta e accoglie il bambino come un figlio.
  • Sohrab: il figlio hazara generato da Hassan e Farzana. Rimasto orfano, è portato in un orfanotrofio. Dopo poco tempo viene preso a forza dal signore con gli occhiali da sole, che altri non è se non Assef. Sohrab salva la vita ad Amir, come suo padre, utilizzando la fionda: colpisce nell'occhio Assef con una biglia d'ottone. Il bambino in un primo momento esita a fidarsi d'Amir, ma pian piano acquisisce fiducia ed accetta di andare in America con lui. Dopo il tentativo di suicidio, causato dal fatto che Amir gli aveva detto che doveva riandare in un orfanotrofio, il ragazzo si chiude in un mutismo assoluto. I suoi occhi cominciano di nuovo a brillare quando per la prima volta vede Amir rincorrere un aquilone abbattuto.

Film Modifica

Dal best-seller di Khaled Hosseini è stato tratto Il cacciatore di aquiloni, film del 2007 diretto da Marc Forster. Il film è uscito in Italia il 28 marzo 2008.

Edizioni Modifica

Collegamenti esterniModifica