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Simbolo islamico

La pedofilia nell'Islam è purtroppo una realtà diffusa, come nel resto del mondo. Nei paesi ove vige la shari'a l'Unicef valuta in circa 60 milioni i casi di matrimonio tra uomini e bambine, pratica avallata dal Corano che nella sura 65 al-Talâq (il ripudio), versetto 4, fa esplicito riferimento alla possibilità per un uomo di divorziare dalla moglie "che non ha ancora il mestruo". Il problema è che il Corano dice di imitare Muhammad, indicato come esempio per i credenti e Muhammad ha sposato una delle sue mogli (Aicha) quando lei aveva 10 anni (matrimonio consumato a 15 anni, secondo le tradizioni [1]). Quindi, anche se la speranza di vita nell'Arabia del 600 d.C. era di 45 anni e oggi è di 90 (e quindi è come se oggi Aicha venisse sposata a 20 anni), il problema è che gli islamici fondamentalisti prendono alla lettera l'esempio di Muhammad senza contestualizzarlo e in pratica approvano la pedofilia eterosessuale uomo-bambina (per non dire la pedofilia tout-court). D'altra parte sembra che anche Maria venne data in sposa a 12 anni a Giuseppe e non per questo oggi nei paesi occidentali si avalla la pratica del matrimonio precoce. Messaggio per gli Islamici fondamentalisti: "Sposare Bambine sembrerebbe consentito nell'Islam, ma certamente non è obbligatorio. Quindi si può rinunciare senza commettere peccato. Non solo, probabilmente Dio (Allah) apprezzerà la cosa (sposarsi con ragazze che abbiano compiuto 18 anni) e la conteggerà tra le buone azioni nel Giorno del Giudizio per andare in Paradiso." Inoltre si può ricordare che nell'Islam sono ammesse massimo 4 mogli, mentre Muhammad ne sposò di più (tradizionalmente per una concessione di Allah), quindi c'è un precedente che vieta ai credenti musulmani qualcosa che fece Muhammad (per di più relativo proprio all'ambito matrimoniale): si potrebbe quindi dire che il matrimonio precoce possa essere permesso nell'Islam, ma parimenti sconsigliato. Inoltre a rigore, poichè Muhammad non ebbe figli da Aicha, può darsi benissimo che abbia rispettato Aicha e che abbia consumato il matrimonio dopo il compimento dei 18 anni, e che le tradizioni islamiche siamo imprecise o fuorvianti rispetto alla realtà. Ricordo inoltre che nei paesi arabi l'età al di sopra della quale è legittimo il matrimonio è quella della prima mestruazione (sui 12 anni) e comunque è vietato nel Corano il matrimonio imposto dalla famiglia, quindi la ragazza deve volerlo. Nella shari'a (la legge religiosa islamica, innovativa rispetto ai costumi arabi precedenti) il matrimonio diventa contrattuale con il consenso delle parti. La donna manifesta il suo consenso, attraverso un tutore matrimoniale musulmano che può essere il padre, un parente prossimo maschio o un giudice (wali). Esiste tuttavia il matrimonio imposto (jabr): il padre cioè può decidere del matrimonio della figlia a sua discrezione. Questo potere inizialmente era senza limiti ma nel corso del tempo i giuristi introdussero tutta una serie di limitazioni. Il principio del jabr è stato abolito nel codice marocchino, come pure in quello tunisino e algerino, dove tuttavia si prevede che il padre possa costringere la figlia al matrimonio quando si tema una cattiva condotta da parte della ragazza.

Inoltre si può dire con grande sicurezza che, al di là della pratica, nell'Islam è assolutamente vietata la pedofilia omosessuale (in quanto nel Corano è chiaramente e ripetutamente condannata l'omosessualità in genere e la pedofilia omosessuale maschile ne costituisce una parte, la parte più grave). Quindi consiglierei ai musulmani di combattere prima la pedofilia omosessuale maschile e solo dopo averla completamente debellata, se si vuole dedicarsi a disincentivi alla omosessualità adulta (chiaramente nel rispetto dei diritti umani). Per finire ricordo, se ce ne fosse bisogno, che il sesso di padri o fratelli con le figlie/sorelle è assolutamente vietato nell'Islam, che vieta in ogni caso il sesso al di fuori del matrimonio tra liberi (i casi riguardanti la schiavitù e la prostituzione sono diversamente trattati nel Corano, che comunque invita i fedeli che hanno schiavi a liberarli).

Comunque Islam e Cristianesimo potrebbero mettere da parte le loro differenze di vedute e mettersi d'accordo perlomeno per lottare per salvaguardare la vita di donne e bambini/e e per annullare perlomeno la pedofilia omosessuale maschile, nonchè far perseguire penalmente per omicidio e/o stupro i partecipanti alle messe nere.

Inoltre si può dire con sicurezza che ci sarebbe un completo rispetto di Corano e Sunna, se gli stati islamici applicassero una legislazione anti-pedofilia così concepita: "Se un uomo sopra i 18 anni (sposato o no) viene trovato con un bambino sotto i 18 anni o una bambina sotto i 18 anni che non sia sua moglie si faccia il processo per pedofilia. Se trovato colpevole a discrezione del giudice si lapidi o si muri vivo in casa fino a morte per fame, mentre si mandino a casa i minori senza dire i loro nomi o foto ai giornali. In caso di attenuanti (ragazza di 17 anni e consenziente, con ragazzo di 18, o altro) si metta ai domiciliari (a vita o a tempo determinato o pena minore secondo giuria), però che non diventi una scusa per non punire i pedofili veri e propri".

L'applicazione attuale della sharia nei paesi islamici della legge sulla fornicazione (zina) prevede lapidazione per gli sposati traditori e fustigazione per i non sposati, quindi ignorando completamente il problema della pedofilia (se non fosse che è sesso fuori dal matrimonio), ma vi sono interpretazioni più articolate ma sempre fedeli del Corano che includono la pedofilia verso i bambini (sotto i 18 anni) e le bambine (sotto i 18 anni) non sposate al violentatore, che prevedono la lapidazione o l'essere murati vivi in casa fino a morte per fame. Ecco il link: http://pensieroitaliano.xoom.it/index_file/Religione27.htm

Link di uno schema riassuntivo in pdf: http://pensieroitaliano.xoom.it/index_file/schema%20processo%20per%20tradimento%20e%20pedofilia.pdf

PakistanModifica

Stupri, sevizie, pedofilia. Si contano a decine, solo negli ultimi mesi, i casi di maltrattamenti e violenze sessuali in Pakistan sui ragazzini che studiano nelle madrasse, le discusse scuole coraniche tornate nell'occhio del ciclone dopo gli attentati del 7 luglio 2005 a Londra. Eppure - come sottolinea il quotidiano della sinistra francese 'Libération' in un lungo reportage pubblicato il 24 agosto 2005 - solo raramente le famiglie decidono di denunciare i responsabili, mentre i mullah, protetti dall'omertà dilagante e da 'appoggi che contano nelle amministrazioni locali, godono ancora di un'impunità "praticamente totale".

'Libération' si addentra nella complessa realtà dell'educazione religiosa in Pakistan, alla quale ricorrono soprattutto le fasce più povere della popolazione poiché i corsi sono gratuiti. Solo poche madrasse offrono lezioni di inglese, o insegnano a usare un computer. Nelle altre, e sono la stragrande maggioranza - osserva il quotidiano francese - si passano intere giornate a studiare a memoria il Corano, ma solo foneticamente, dal momento che gli allievi non parlano arabo.

E i maltrattamenti, almeno stando alle poche testimonianze che trapelano, sono all'ordine del giorno.

Come è successo ad Abid, 14 anni, pupillo, nel 2002, di un giovane insegnante in una madrassa di Karachi, nel sud del Pakistan. Il mullah ha cominciato a fargli avances sempre più insistenti. Quando Abid ha deciso di parlarne con i familiari e con il direttore della scuola coranica, l'insegnante gli ha versato addosso un'intera tanica di acido, sfigurandolo a vita. Il padre del ragazzo, un taxista, lo ha denunciato, ma finora non vi è stato alcun processo e la famiglia di Abid vive nel terrore, tempestata da minacce di morte.

Nei mesi scorsi anche a Lahore, nel Pakistan orientale, un caso di pedofilia è venuto a galla rompendo il muro della censura mediatica. La mamma di Talha, 6 anni, ha trovato il figlioletto svenuto, con i vestiti insanguinati, sul pavimento di una moschea dove il bimbo prendeva lezioni di Corano. Quel pomeriggio, l'insegnante aveva mandato a casa tutti gli altri allievi molto prima del solito. Poi aveva portato Talha nella sua stanza, aveva chiuso la porta a chiave e l'aveva violentato, minacciando di picchiarlo. Il padre del piccolo è riuscito a far arrestare il mullah. Ma da quel giorno deve far fronte a continui ricatti e intimidazioni: i leader religiosi non cessano di fare pressioni sulla sua famiglia perché ritiri la denuncia al mullah pedofilo.

Non sono solo gli atti di pedofilia a segnare le vite di molti allievi delle madrasse, spiega 'Libération'. In alcune scuole coraniche, i ragazzini vengono percossi e sottoposti a sevizie.

A Faisalabad, nel Pakistan centrale, un coraggioso 11enne ha raccontato dei maltrattamenti che i responsabili di una madrassa del posto infiggevano quotidianamente agli studenti, incatenandoli e picchiandoli "come animali". Quando Atif ha osato ribellarsi, il suo maestro l'ha voluto punire in maniera esemplare. L'ha legato con dei fili elettrici e poi l'ha colpito ripetutamente con catene e spranghe di ferro, finché il ragazzino non si è accasciato al suolo perdendo i sensi. Trasportato d'urgenza all'ospedale, è sopravvissuto alle sevizie ma la stampa locale ritiene sia rimasto traumatizzato al punto da mettersi a piangere "ogni volta che vede un medico con la barba". Malgrado i recenti episodi di pedofilia riportati dai media pakistani, sono ancora in pochi, ricorda 'Libération', a "uscire allo scoperto" parlando apertamente di ciò che accade nelle madrasse.

Fra le comunità più povere, d'altronde, regna la convinzione che far studiare i propri figli nelle scuole coraniche significhi "garantire il paradiso" a tutta la famiglia. Senza contare il fatto che in Pakistan le figure religiose detengono il "potere assoluto", come ha spiegato a 'Libération' un giornalista del quotidiano di Islamabad 'The Nation', che ha preferito mantenere l'anonimato.

"Si sa che ci sono dei mullah pedofili, ma nessuno ne vuole parlare. Nel nostro Paese si è imposta una cultura dell'impunità. Raramente un esponente religioso viene condannato da un tribunale, e la stampa, soggetta a continue pressioni da parte degli stessi ambienti religiosi, ha quasi sempre le mani legate". Se qualcuno a Islamabad, poi, decide di alzare la voce, viene subito messo in un angolo, osserva 'Libáration'. Come Amir Liaquat Hussein, vice ministro pakistano per gli Affari Religiosi e conduttore di 'Alim On-Linè, un popolare programma televisivo dedicato all'Islam. Nel dicembre dell'anno scorso, in occasione di una conferenza sull'Aids, Hussein aveva sfidato gli ambienti islamici più oltranzisti dichiarando che i mullah - indicati dal governo come i soggetti più idonei a condurre una campagna di prevenzione contro il virus dell'Hiv - "non sono tagliati per questo ruolo perché abusano regolarmente dei loro allievi". Il vice ministro pose l'accento sulle "400 denunce di pedofilia a carico dei mullah" archiviate nel 2004 dalla polizia pakistana.

"Sono stato il primo in assoluto ad affrontare la questione - ha spiegato con orgoglio a 'Libáration' -. E' un problema che esiste in ogni religione, ma qui da noi lo si maschera. Voglio dire la verità ai pakistani e alla comunità internazionale.

E' una questione di etica. Questi abusi - ha aggiunto Hussein - non avvengono certo in tutte le madrasse pakistane, ma forniscono comunque un quadro negativo dell'Islam". Da quando ha deciso di parlare, il vice ministro è sotto assedio. Per placare le ire dei religiosi, ha dovuto scusarsi pubblicamente per aver offeso l'onore dei mullah. E' inoltre stato bersaglio di una dura campagna dei media, che hanno messo in dubbio la validità dei suoi diplomi e quindi della sua funzione di deputato. Hussein assicura che il presidente Pervez Musharraf e il premier Shaukat Aziz sono dalla sua parte, ma non possono appoggiarlo apertamente: "Vorrei cambiare le cose, ma ho bisogno del sostegno degli Usa perché politicamente si tratta di una questione molto delicata. Ho ricevuto minacce di morte: insomma mi batto contro estremisti molto potenti".

Per il mullah Gulam Rassoul, invece, uno dei capi della madrassa Binoria di Karachi, Hussein non è che un "pagliaccio". "Non ci sono maltrattamenti da noi. Forse altrove, ma non da noi", ha affermato deciso replicando all'intervista rilasciata dal vice ministro per gli Affari Religiosi.

E mentre il 'dossier pedofilià è ripiombato nell'indifferenza generale, a Islamabad continua il braccio di ferro tra Musharraf e gli ambienti islamici radicali sulla riforma delle scuole coraniche. Dopo le stragi di Londra (tre dei quattro attentatori suicidi avevano frequentato istituti religiosi del Paese islamico), il leader pakistano ha adottato il 'pugno durò contro gli istituti 'abusivi, quelli cioè che non hanno ancora provveduto a registrarsi presso gli organismi preposti, intimandoli a ufficializzare la loro posizione entro la fine di dicembre per evitare la chiusura. Musharraf ha anche ordinato l'espulsione di tutti gli studenti stranieri dalle madrasse. Ma secondo 'Libáration' è come "sbattere contro un muro", visto che molti istituti ricevono finanziamenti propri e non dipendono, per sopravvivere, dai sussidi di Islamabad. Attualmente in Pakistan si contano circa 20 mila scuole coraniche (contro le appena 137 che esistevano ai tempi della spartizione tra India e Pakistan, nel 1947). Esistono due tipologie di madrassa: quelle 'ufficiali, regolarmente registrate presso il 'Wifaq-ul-Madaris', il Comitato Centrale delle Madrasse, che ne coordina e dirige le attività; e quelle 'indipendentì, almeno 10 mila stando alle ultime stime, concentrate nell'area di confine con l'Afghanistan e svincolate da qualsiasi controllo (sono quelle che preoccupano maggiormente il governo per via dei legami con l'integralismo islamico e settario). Si calcola che oggi almeno un milione di studenti studi nelle madrasse in Pakistan, contro gli 1,9 milioni di iscritti nelle scuole statali.

AfghanistanModifica

Se la pederastia tra noi occidentali fa storcere il naso ai benpensanti, non è così in Afghanistan, dove per secoli, gli uomini afghani, specie per chi vuole mettersi in mostra, sogliono esibirsi in pubblico accompagnati da giovani dai 9 ai15 anni, come amanti. Alcune ricerche suggeriscono che la metà dei membri tribali pashtun di Kandahar e di altre città del sud sono bacha baz, il termine sta per un uomo anziano con un amante ragazzo.

Per gli afgani la pedofilia è più diffusa tra gli uomini pashtun nel sud. I pashtun sono la importante tribù dell'Afghanistan. Per secoli, i leader della nazione sono stati pashtun. Anche il presidente Hamid Karzai è Pashtun, essendo nato in un villaggio vicino a Kandahar, e ha sei fratelli.

Ci si domanda allora se qualcuno in famiglia Karzai è stato bacha baz? Due afghani con collegamenti vicini alla famiglia Karzai, i quali non vogliono lasciarsi identificare per paura di ritorsioni, han detto a Joel Brinkley, autore di questo articolo e professore of journalism at Stanford University, che sanno di un membro della famiglia Karzai o, forse di due, che sono stati bacha baz.

Adesso è chiaro il senso di sgomento che prendeva ai soldati delle forze occidentali stanziate nel sud dell'Afghanistan, quando in pattuglia vedevano spesso uomini anziani accompagnarsi mano nella mano con bei ragazzi. Il comportamento di questi anziani, suggeriva che non erano i padri dei ragazzi. Poi, i soldati britannici hanno rilevato che i giovani uomini afghani si prestavano disinvoltamente a carezze d'ogni tipo e allora poi hanno capito

Quanto a Karzai, un americano che ha lavorato nel suo palazzo in veste ufficiale per molti mesi ha detto che il comportamento omosessuale "era rampante" fra "i soldati e i ragazzi sui dettagli di sicurezza. Parlarono ragazzi tutto il tempo."

A Kandahar, con una popolazione di circa 500.000 abitanti ma anche in altre città, le feste da ballo sono un passatempo settimanale molto popolare. I ragazzi giovani si vestono come le ragazze, truccati e con campane ai piedi, e si esibiscono nella danza per una dozzina o più uomini ghignanti di mezza età che gettano loro soldi, per poi portarseli a casa.

Allora, ci si domanda: perché americani e forze NATO stanno combattendo e morendo in Afghanistan: forse per difendere decine di migliaia di fieri pedofili?

E come mai l'Afghanistan si è trasformata nella capitale della pedofilia dell'Asia? I sociologi e gli antropologi dicono che il problema deriva da una perversa interpretazione della legge islamica.

Le donne sono semplicemente inaccessibili. Gli uomini afghani non possono parlare con una donna fino a quando non c'è in ballo una proposta di matrimonio. Prima di allora, non possono nemmeno guardare una donna, tranne forse i suoi piedi. In caso contrario, lei è coperta, dalla testa alle caviglie.

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NoteModifica

1^ Abdul Wahid Hamid, I Compagni del Profeta (vol I), Edizioni Al Hikma, cap.30, pag.191

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