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Il Ministero dell'Interno del Governo Italiano è l'organo di attuazione della politica interna nella Repubblica, intesa come sicurezza e prevenzione del crimine. Si occupa altresì della regolamentazione delle confessioni religiose, o culti ammessi in Italia.

L'attuale ministro è l'onorevole Roberto Maroni (Lega Nord).

Cenni storiciModifica

Il Minitero dell'Interno è tra i dicasteri più antichi presenti nel Governo del Regno di Sardegna. Esso è passato pressoché indenne alla crescita notevole di funzioni assunte dopo l'Unità d'Italia, dal 1861 del nuovo Stato. Attesa l'assenza di qualsiasi cenno del capo del Governo nello Statuto Albertino, il Ministero si caratterizzò sin dagli esordi per una sua preminenza sulla Presidenza del Consiglio. Durante la costruzione del recente Stato unitario il Ministero dell'Interno ha rappresentato un modello fortemente accentrato con una progressiva accentuazione dei poteri centrali, voluta dai primi statisti piemontesi al fine di irrobustire un ordinamento statuale allora visto come troppo variegato. Insieme al Ministero delle Finanze, il dicastero dell'Interno è stato uno dei pilastri sui quali si è costruita l'unità nazionale italiana.

Le funzioni del ministero vennero uniformate a quelle del sistema francese dei Prefetti, con sede provinciale quale autorità di diretta emanazione del Governo. Le attribuzioni del Prefetto, furono la conseguenza che l'allora Governo, rappresentato dalla Destra storica del Partito Liberale, pose per unificare, o "piemontesizzare" l'Italia Unita, tralasciando le richieste provenieni da più parti di decentramento. Fù il Ministro Ricasoli nel 1861 con i "decreti di ottobre", che pose la prima pietra per un marcato accentramento. Nei primi decenni dell'Unità d'Italia furono le Prefetture ad assicurare un ferreo controllo delle realtà locali, rappresentando anche le istanze al Governo centrale. Spesso i Prefetti erano gli unici uffici periferici presenti in varie zone d'Italia. Il Ministero venne riorganizzato nel 1870 dal Ministro Lanza e poi nel 1874, nel 1877, quale primo Governo della Sinistra del Partito Liberale. In quegli anni il dicastero assunse le funzioni di polizia, distinte in polizia giuridica, ossia la pubblica sicurezza e i penitenziari, e la polizia sociale, intesa quali uffici di sanità pubblica, allora dipendenti da tale organo. Verso la fine del secolo XIX il ministro Crispi rafforzò il ministero e le Prefetture. Negli anni successivi il ministro Antonio di Rudinì decentrò talune funzioni, affidando alle Prefetture varie attribuzioni prima di competenza del Ministero.

Fu con Giolitti che il Ministero divenne lo strumento chiave della sua azione politica. Attuò un controllo su comuni e province molto vigile e severo, come pure l'attività di tutela dell'ordine pubblico. In ambito sanitario venne fatto uno sforzo di razionalizzazione con il c.d. "codice sanitario", TU delle leggi sanitarie del 1913. Sul lato sociale i Prefetti furono utilizzati nella difficile mediazione dei conflitti di lavoro, o delle condizioni dei lavoratori, collaborando con l'Ufficio governativo del lavoro, o per la municipalizzazione dei servizi essenziali quali tramvie, rete di illuminazione,asili infantili, ecc. Anche in questo caso crebbero i compiti e la stessa amministrazione. Con la guerra mondiale del 1915-1918 pur gestendo i compiti ordinari di sicurezza, ordine pubblico e sanità in situazioni belliche, non ne venne modificato l'assetto complessivo. Con il Fascismo poco venne cambiato. Unica nota fu che con la legge n. 1601/1922, la Direzione Generale delle Carceri e dei Riformatori passò al Ministero di Grazia, Giustizia e Culti. Mussolini in genere lo riservò a sé, ma il Ministero perse progressivamente il ruolo guida dell'apparato amministrativo statale.

Nel 1931 al Ministero venne affidata la Direzione Generale del Fondo per il Culto e del Fondo di Beneficenza e Religione della Città di Roma, nonché la Direzione Generale degli Affari del Culto, in precedenza del Ministero di Grazia e Giustizia. Tutt'ora tali uffici dipendono dal Ministero degli Interni.

Con la caduta del Fascismo, il cambiamento istituzionale e la nascita della Repubblica il Ministero dell'Interno conobbe un'evoluzione. Il tema principale è rappresentato dall'istituzione delle Regioni negli anni '70 e dal progressivo trasferimento di competenze. Si modifica anche la veste del Ministero, o meglio viene rivisitata al sua veste già sottolineata da Giovanni Giolitti decenni prima. Infatti, venne rafforzato il suo ruolo nella protezione sociale, e insieme al Ministero del Lavoro ha assunto il ruolo chiave delle politiche di Welfare, assicurando il sostegno alle categorie socialmente deboli, e garantendo gli interventi in caso di calamità: si pensi alle pensioni d'invalidità a tutt'oggi erogate dal Ministero degli Interni, nonché alle vecchie Direzione di Assistenza Pubblica e quella dei Servizi Civili. Si pensi poi al settore della sanità, che venne ceduto dal Ministero nel 1958 con l'istituzione del Ministero della Sanità, e nel 1974 alla nascita del Ministero dei Beni culturali ed Ambientali, per la quale il Ministero dell'Interno contribuì cedendo gli Archivi di Stato. Negli anni '80 venne poi istituito Dipartimento della Protezione Civile, retto da un ministro senza portafoglio, ma basato sull'organizzazione del dicastero. Col tempo venne riorganizzato l'assetto centrale del Ministero e il numero delle Direzioni Generali passò da 7 a 5. Inoltre, con la legge n. 121/1981 fu riformata la Polizia di Stato, trasformando la Direzione Generale della Pubblica Sicurezza in Dipartimento, anticipando la futura struttura dipartimentale. Con la riforma Bassanini degli anni '90 viene attuato il complessivo processo di riorganizzazione del sistema amministrativo e del Ministero. In particolare il D. Lgs. n. 300/1999 dispose la ristrutturazione in Dipartimenti. Inoltre, viene riformata l'organizzazione delle Prefetture denominate ora Prefetture-Uffici Territoriali di Governo. Col completamento della riforma il Ministero ha oggi un compito di amministrazione "generale", quale raccordo tra centro e periferia, in particolare per la tutela delle funzioni fondamentali e di sicurezza dei cittadini.

La sedeModifica

Il Ministero dell'Interno ha sede a Roma nel Palazzo del Viminale dal 1925. Fino a quel momento il Ministero, insieme con la Presidenza del Consiglio, aveva sede a Palazzo Braschi. Il Viminale fu commissionato nel 1911 da Giolitti all’architetto Manfredo Manfredi, progettato appositamente come sede con funzioni governative. Fu inaugurato ufficialmente il 9 luglio 1925. Il Palazzo del Viminale, nei suoi 5 piani, ha centinaia di stanze, collegate da una serie di itinerari incrociati. Degni di nota sono l’imponente ingresso a tre fornici del Palazzo della Presidenza, lo scalone d’onore del Palazzo degli Uffici, la sala del Consiglio dei Ministri ed il salone di ingresso dello scalone al piano nobile con le decorazioni in legno pregiato, marmi e stucchi.

FunzioniModifica

I suoi compiti sono attualmente disciplinati dal decreto del presidente della Repubblica n. 676/1976 e dal D.P.R. 398 del 7 settembre 2001.

Da ricordare, in particolare, che il Ministro dell'Interno è componente del Consiglio Supremo di Difesa.

OrganizzazioneModifica

A livello centrale il Ministero è organizzato, secondo le disposizioni del DPR n. 398 del 7 settembre 2001, che ha accorpato le vecchie direzioni generali tra loro in cinque Dipartimenti:

L'attività di controllo amministrativo è affidata al Servizio di Controllo Interno, che valuta l'azione amministrativa in rapporto agli indirizzi politici.

Prefetture-Ufficio Territoriale di GovernoModifica

A livello periferico il Ministero è articolato in 100 Prefetture - Uffici Territoriali di Governo [1], sedi di rappresentanza del governo in ogni provincia a statuto ordinario, che svolgono un'azione propulsiva di indirizzo e di mediazione sociale nonché di intervento e collaborazione, anche rispetto alle Autonomie Locali.

In Trentino-Alto Adige sono sostituite dai Commissariati del Governo, enti cui è affidato il coordinamento delle attività statali sul territorio, ma non il controllo degli enti locali, in ossequio allo statuto di autonomia delle due province autonome di Trento e Bolzano.

In Valle d'Aosta, invece, non è previsto nessun organismo decentrato, essendo state trasferite tutte le funzioni prefettizie al Presidente della Regione con decreto luogotenenziale n. 545 del 1945.

Corpo prefettizio e personale dell'Amministrazione civile dell'InternoModifica

Dal Ministero dell'Interno dipende il Corpo prefettizio, che ne costituisce la dirigenza civile, con compiti di rappresentanza generale del Governo sul territorio nazionale; la figura apicale del Corpo prefettizio è costituita dal Prefetto. Accanto al Corpo prefettizio (costituito da circa 1.500 unità fra consiglieri, viceprefetti aggiunti, viceprefetti e prefetti) opera il Personale civile dell'Interno, presente anche a fianco della Polizia di Stato, con compiti amministrativi anche di elevato profilo professionale; tale personale consta di circa 20.000 dipendenti distribuiti nelle diverse qualifiche che ne fanno parte (dai dirigenti amministrativi, ai funzionari, agli impiegati di diversa specializzazione, agli esecutivi).

Polizia di StatoModifica

Dal Ministro dell'Interno dipende la Polizia di Stato, quale corpo civile ad ordinamento militare con compiti di pubblica sicurezza e gestione dell'ordine pubblico. Il Capo della Polizia, che è un Prefetto, assume la veste di capo del Dipartimento di Pubblica Sicurezza. La Polizia di Stato consta di circa 100.000 effettivi.

Vigili del fuocoModifica

Sempre dal Ministro dell'Interno dipende direttamente il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, quale corpo ad ordinamento civile con compiti di difesa civile, servizio di soccorso pubblico e di prevenzione ed estinzione degli incendi su tutto il territorio nazionale. il personale dei Vigili del Fuoco ammonta a circa 32.000 effettivi.

Elenco dei Ministri dell'InternoModifica

Gli elenchi comprendono i nominativi dei ministri dell'Interno dal 1861 col governo Cavour in poi, sino alla costituzione della Repubblica Italiana, e a tutt'oggi.

Voci correlateModifica

NoteModifica

1^ Ne è previsto l'aumento a 103 dal prossimo giugno, con l'apertura delle sedi di Monza, Fermo e Barletta.

Collegamenti esterniModifica