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La pena di morte, chiamata anche pena capitale, è l'uccisione di un individuo ordinata da un tribunale in seguito ad una condanna. Ci sono paesi dove è prevista la pena di morte per reati considerati gravi, come omicidio ed alto tradimento; altri, invece, dove ritengono possibile la pena capitale non solo per gli omicidi, ma anche per l'esecuzione di altri crimini violenti, come la rapina e/o lo stupro. Nel caso della pedofilia, alcuni invocano la pena di morte. Questa sarebbe in effetti adeguata al crimine, ma se si considerano gli errori giudiziari che questa delicata materia produce (ragazzine che denunciano il professore, ecc.) è forse meglio orientarsi al carcere ed alla cura farmacologica.

Primo stato al mondo ad abolire la pena di morte fu, il 30 novembre 1786, il Granducato di Toscana con l'emanazione del nuovo codice penale toscano (Riforma criminale toscana o Leopoldina) firmato dal granduca Pietro Leopoldo (divenuto poi Leopoldo II del Sacro Romano Impero), influenzato dalle idee di pensatori come Cesare Beccaria; tale giornata è festa regionale in Toscana. Precedentemente una breve abolizione (o meglio una forte limitazione) avvenne in Russia nel 1753 per opera della zarina Elisabetta I. Se si considera l'abolizione "di fatto" lo stato abolizionista più antico è invece la Repubblica di San Marino, tuttora esistente: l'ultima esecuzione ufficiale risale al 1468, mentre l'abolizione definitiva fu sancita per legge nel 1865.

Come si vede dalle foto vi sono ampi strati della popolazione - estrema destra ed estrema sinistra - che invocano la pena di morte per i pedofili. Nell'islam a volte quelli lapidati sono gli stupratori di bambini

L'applicazione attuale della sharia della legge sulla fornicazione (zina) nei paesi islamici prevede lapidazione per gli sposati traditori e fustigazione per i non sposati, quindi ignorando completamente il problema della pedofilia (se non fosse che è sesso fuori dal matrimonio), ma vi sono interpretazioni più articolate ma sempre fedeli del Corano che includono la pedofilia verso i bambini (sotto i 18 anni) e le bambine (sotto i 18 anni) non sposate al violentatore, che prevedono la lapidazione o l'essere murati vivi in casa fino a morte per fame. Ecco il link: http://pensieroitaliano.xoom.it/index_file/Religione27.htm

Link di uno schema riassuntivo in pdf: http://pensieroitaliano.xoom.it/index_file/schema%20processo%20per%20tradimento%20e%20pedofilia.pdf

La pena di morte nel mondo Modifica

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La pena di morte nel mondo:
Azzurro - Abolita per tutti i crimini / Verde - Riservata a circostanze eccezionali (come crimini commessi in tempo di guerra) / Arancio - Non utilizzata / Rosso - Utilizzata come forma di punizione legale

Esistono 85 Stati che prevedono effettivamente la pena di morte e 117 che non la prevedono o non vi fanno ricorso. Il 15 novembre 2007 la Terza commissione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato con 99 voti favorevoli, 52 contrari e 33 astenuti una risoluzione, fortemente sostenuta dall'Italia, che chiede la moratoria universale della pena di morte [1].

L'Assemblea Generale ha votato la risoluzione il 18 dicembre 2007 con 104 voti a favore, 54 contrari e 29 astenuti. La moratoria è stata approvata con 5 voti in più rispetto alla votazione della Terza commissione il 17 novembre 2007.

La pena di morte negli Stati Uniti d'AmericaModifica

La pena di morte è legale a livello federale, per alcuni reati. Dei 50 Stati degli USA, solo 15 non prevedono la pena di morte nel loro statuto: Alaska, Hawaii, Iowa, Maine, Massachusetts, Michigan, Minnesota, North Dakota, Rhode Island, Vermont, West Virginia, Wisconsin, New Jersey e New Mexico (a questi va aggiunto il territorio del District of Columbia). In altri 3 stati la pena di morte non è più applicata dal 1976: Kansas, New Hampshire, New York (in quest'ultimo è anche stata dichiarata incostituzionale, e quindi non applicabile, ma non ancora formalmente abolita). Il Nebraska ha dichiarato incostituzionale la sedia elettrica, non la pena di morte in sè. Sono 18 Stati (più un Distretto Federale) a non contemplare, di legge o di fatto, la pena di morte.

In conclusione sono comunque 32 gli Stati che, più o meno regolarmente, applicano ancora l'esecuzione capitale ("pena di morte" in effetti in inglese si traduce capital punishment).

La pena di morte in ItaliaModifica

La pena di morte in Italia, tranne che per il regicidio, l'alto tradimento e delitti commessi in tempo di guerra, fu abolita la prima volta durante il Regno d'Italia, nel 1889, nel codice penale opera del ministro liberale Giuseppe Zanardelli. Fu reintrodotta dal regime fascista, abolita nel 1944 e ripristinata l'anno seguente; con l'avvento della Repubblica (1946) è stata espressamente vietata dalla costituzione del 1948, tranne casi previsti da leggi di guerra, anche se solo nel 1994 è stata abolita completamente, con l'eliminazione degli articoli riguardanti nel Codice Penale Militare di Guerra. L'ultima esecuzione è avvenuta in Italia nel 1947 [2]. Nel 2007 è stata completamente espunta dalla Costituzione anche con riferimento alle leggi militari di guerra.

Riflessione sulla pena di morteModifica

Nella BibbiaModifica

Nella Bibbia sono elencate situazioni in cui nelle leggi, che Dio dà a Mosè per esporle al popolo ebraico si stabilisce la pena capitale come punizione per determinate colpe: ad esempio, nell'Antico Testamento è scritto: Template:Quote

Nell'Antico Testamento (Genesi, cap.2, 12-15), esistono alcuni passi in cui Dio condanna la vendetta umana, minacciando punizioni peggiori ("sette volte" e "settanta volte sette") per chi avesse ucciso Caino e Lamech.

Diversi passi, in prevalenza dell'Antico Testamento, affermano la legittimità della pena di morte quando è violata la legge di Mosè. A questi si aggiungono gli episodi di guerra e della storia del popolo eletto, dove i nemici periscono per volontà divina. Riguardo alla violazione della legge ebraica, in Ebrei 10:28: "Quando qualcuno ha violato la legge di Mosè, viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni". In Levitico 24:16 viene messo a morte "Chi bestemmia il nome del Signore", in Levitico 20:10 chi commette adulterio, in 27:29 "Nessuna persona votata allo sterminio potrà essere riscattata; dovrà essere messa a morte", e in Levitico 24:17 "Chi percuote a morte un uomo". In Esodo 21,17 viene messo a morte chi maledice il padre o la madre.

Il passo è ripreso nel Nuovo Testamento, da Marco 7,10: "...infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte". In Numeri 35,30, si afferma che non si può accettare un prezzo di riscatto da un omicida: "Se uno uccide un altro, l'omicida sarà messo a morte in seguito a deposizione di testimoni, ma un unico testimone non basterà per condannare a morte una persona. Non accetterete prezzo di riscatto per la vita di un omicida, reo di morte, perché dovrà essere messo a morte".

La morte del colpevole avveniva per lapidazione. Questa forma di esecuzione coinvolge tutta la comunità locale adulta, che collettivamente è chiamata ad applicare la legge, e risparmia l'individuazione di un singolo come boia.

Nel Nuovo Testamento Gesù richiama più volte al perdono e condanna l'episodio della lapidazione della donna adultera:

« Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei. »

Vangelo secondo Giovanni, cap. 8, 7

Pensatori cristiani Modifica

Sant'Agostino e San Tommaso d'Aquino sostengono la liceità della pena di morte sulla base del concetto della conservazione del bene comune. L'argomentazione di Tommaso d'Aquino è la seguente:

« Come è lecito, anzi doveroso, estirpare un membro malato per salvare tutto il corpo, così quando una persona è divenuta un pericolo per la comunità o è causa di corruzione degli altri, essa viene eliminata per garantire la salvezza della comunità »

Summa theologiae II-II, q. 29, artt. 37-42.

Il teologo sosteneva tuttavia che la pena andasse inflitta solo al colpevole di gravissimi delitti, mentre all'epoca veniva utilizzata con facilità e grande discrezionalità.

Lo Stato pontificio ha mantenuto nel suo ordinamento la pena di morte fino al XX secolo, abolendola nel 1969, benché inapplicata dopo il 9 luglio 1870, data dell'ultima esecuzione capitale. Per la posizione attuale della Chiesa Cattolica, vedi più avanti.

Cesare BeccariaModifica

Nel 1764 la pubblicazione del pamphlet (trattato breve, libello) Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria stimolò la riflessione sul sistema penale vigente. Nel trattato, capitolo XXVIII, Beccaria si esprimeva contro la pena di morte, argomentando che con questa pena lo Stato, per punire un delitto, ne commetterebbe uno a sua volta:

« Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commettano uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassinio. »

Tuttavia, la condanna di Beccaria verso la pena di morte, pur nella sua portata storicamente innovativa, non era espressa in termini assoluti:

« La morte di un cittadino non può credersi necessaria, che per due motivi. Il primo, quando anche privo di libertà egli abbia ancora tali relazioni e tal potenza, che interessi la sicurezza della nazione; quando la sua esistenza possa produrre una rivoluzione pericolosa nella forma di governo stabilita. La morte di un cittadino divien dunque necessaria quando la nazione ricupera o perde la sua libertà, o nel tempo dell’anarchia, quando i disordini stessi tengon luogo di leggi. »

Dottrina cattolica odiernaModifica

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (1997) parla della pena di morte all'interno della trattazione sul quinto comandamento, "Non uccidere", e più specificamente nel sottotitolo che tratta della legittima difesa.

In questo contesto dice (n. 2266-2267):

« 2266: Corrisponde ad un'esigenza di tutela del bene comune lo sforzo dello Stato inteso a contenere il diffondersi di comportamenti lesivi dei diritti dell'uomo e delle regole fondamentali della convivenza civile. La legittima autorità pubblica ha il diritto ed il dovere di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto. La pena ha innanzi tutto lo scopo di riparare il disordine introdotto dalla colpa. Quando è volontariamente accettata dal colpevole, essa assume valore di espiazione. La pena poi, oltre che a difendere l'ordine pubblico e a tutelare la sicurezza delle persone, mira ad uno scopo medicinale: nella misura del possibile, essa deve contribuire alla correzione del colpevole. »
« 2267: L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani. Se invece i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall'aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l'autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana. Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l'ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo “sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti” [Evangelium vitae, n. 56]. »

Il catechismo, pubblicato due anni dopo, ha sostanzialmente recepito ciò che Giovanni Paolo II ha precisato nell'enciclica Evangelium vitae:

« Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l'ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti. »

Giovanni Paolo II, enciclica Evangelium vitae, 56: AAS 87 (1995) 464

D'altra parte, la teologia più volte ha ribadito l'importanza del diritto alla vita e che la vita è per i cristiani un dono di Dio, che è l'unico ad avere il diritto di donarla e di toglierla, come si legge nel catechismo n° 2280:

« Ciascuno è responsabile della propria vita davanti a Dio che gliel'ha donata. É lui che ne rimane il sovrano Padrone. Noi siamo tenuti a riceverla con riconoscenza e a preservarla per il suo onore e per la salvezza delle nostre anime. Siamo gli amministratori, non i proprietari della vita che Dio ci ha affidato. Non ne disponiamo. »

In base ha questo principio, e riprendendo San Tommaso d'Aquino, si basa anche la possibilità della legittima difesa (n° 2263):

« La legittima difesa delle persone e delle società non costituisce un'eccezione alla proibizione di uccidere l'innocente, uccisione in un cui consiste l'omicidio volontario. «Dalla difesa personale possono seguire due effetti, il primo dei quali è la conservazione della propria vita; mentre l'altro è l'uccisione dell'attentatore...Il primo soltanto è intenzionale, l'altro è involontario. »

San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, 64, 7.

Importanti esponenti della Chiesa cattolica sono attualmente in prima fila per chiedere l'abolizione della pena di morte nel mondo. Lo stesso Giovanni Paolo II ha più volte espresso tale posizione [3]; durante la sua ultima visita negli Stati Uniti, il 27 gennaio 1999 il pontefice ha dichiarato:

« La nuova evangelizzazione richiede ai discepoli di Cristo di essere incondizionatamente a favore della vita. La società moderna è in possesso dei mezzi per proteggersi, senza negare ai criminali la possibilità di redimersi. La pena di morte è crudele e non necessaria e questo vale anche per colui che ha fatto molto del male. »

La pena di morte in Città del Vaticano non era prevista per alcun reato già dal 1967, su iniziativa di papa Paolo VI; tuttavia venne rimossa dalla Legge fondamentale solo il 12 febbraio 2001, su iniziativa di Giovanni Paolo II.

Nel giugno 2004, l'allora cardinale Joseph Ratzinger, attuale papa Benedetto XVI, inviò, in qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, una lettera al cardinale Theodore Edgar McCarrick - arcivescovo di Washington - e all’arcivescovo Wilton Daniel Gregory - presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti - nella quale affermava che può tuttavia essere consentito [...] fare ricorso alla pena di morte:

« Non tutte le questioni morali hanno lo stesso peso morale dell’aborto e dell’eutanasia. Per esempio, se un cattolico fosse in disaccordo col Santo Padre sull’applicazione della pena capitale o sulla decisione di fare una guerra, egli non sarebbe da considerarsi per questa ragione indegno di presentarsi a ricevere la Santa Comunione. Mentre la Chiesa esorta le autorità civili a perseguire la pace, non la guerra, e ad esercitare discrezione e misericordia nell’applicare una pena a criminali, può tuttavia essere consentito prendere le armi per respingere un aggressore, o fare ricorso alla pena capitale. Ci può essere una legittima diversità di opinione anche tra i cattolici sul fare la guerra e sull’applicare la pena di morte, non però in alcun modo riguardo all’aborto e all’eutanasia. »

Joseph Ratzinger, nota inviata alla Conferenza episcopale americana, giugno 2004 [4]

Opinione pubblicaModifica

L'opinione pubblica di molti Paesi è divisa. In quelli nei quali vige la pena di morte, primo fra tutti gli Stati Uniti, esiste un movimento che ne chiede l'abolizione [5]. Viceversa, in altri nei quali tale pena non è contemplata dai codici, tra cui l'Italia, riaffiorano periodicamente, a seguito soprattutto di crimini particolarmente efferati, richieste per la sua reintroduzione nel Diritto penale (benché le vere e proprie richieste siano per lo più casi isolati) [6][7]. L'opinione pubblica contro la pena capitale si divide inoltre in abolizionisti (come Amnesty International) e sostenitori della moratoria (come l'associazione radicale Nessuno tocchi Caino). C'è chi considera la moratoria (ordinanza di sospensione), soprattutto a livello internazionale, un primo e migliore passo, poiché gli stati autoritari possono revocare l'abolizione, che comunque è più difficile da ottenere e non si può imporre o decidere da parte di organismi sovranazionali. Il 18 dicembre 2007 l'ONU, con 104 voti favorevoli, 54 contrari e 29 astenuti, ha approvato la Moratoria universale della pena di morte, promossa dall'Italia a partire dal 1994.

Motivazioni favorevoliModifica

Chi sostiene la pena di morte indica i seguenti elementi:

  • La pena di morte sarebbe un efficace deterrente e un definitivo impedimento al reiterarsi di omicidi (serial killer).
  • La necessità di punizioni esemplari per i delitti più efferati.
  • Il non funzionamento del sistema carcerario.
  • Le spese eccessive per il mantenimento dei detenuti.
  • Carceri troppo affollate.

Motivazioni contrarieModifica

Si fanno sempre più vivi nel mondo i movimenti che chiedono l'abolizione della pena di morte in nome dei diritti umani.

La riflessione che viene portata avanti si basa su elementi comuni:

  • Come sostiene Beccaria "La pena di morte, rendendo meno sacro e intoccabile il valore della vita, incoraggerebbe, più che inibire, gli istinti omicidi".
  • L'inumanità della procedura.
  • La possibilità dell'errore (cioè l'impossibilità di ridare la vita nel caso in cui un uomo, condannato alla morte, fosse ritenuto innocente in seguito ad un successivo processo).
  • Il non funzionamento della pena di morte come deterrente per i delitti più efferati. Piuttosto, si pensa che la sua introduzione potrebbe avere un effetto contrario.
  • La possibilità che bisogna dare al reo di redimersi e di rendersi in qualche modo utile alla comunità cui ha arrecato danno.
  • L'esecuzione di una sentenza di morte può avvenire dopo anche decenni dal giudizio. Nel frattempo vengono celebrate numerosissime sedute di appello e di riesame con un coinvolgimento di uomini e mezzi che comportano anch'essi costi eccessivi.
  • Al momento dell'esecuzione pochissimi possono ricordarsi del condannato e del crimine commesso, ad eccezione delle persone legate alla vittima. La condanna diviene un deterrente inefficace e si riduce da pena d'esempio alla collettività ad una pura vendetta in favore dei congiunti delle vittime.
  • La mancanza di diritto da parte dello Stato di decidere per la vita umana, che non gli appartiene. Il controverso filosofo francese Marchese De Sade considerava ipocrita tale diritto quando lo Stato stesso condanna a morte l'omicidio da parte dei cittadini.
  • Lo stato togliendo la vita al colpevole egli stesso commette un omicidio

Modalità di esecuzione della pena di morte Modifica

Storicamente sono apparsi molti modi per applicare la pena di morte secondo le varie epoche e culture:

LetteraturaModifica

Franz Kafka descrive nel racconto Nella colonia penale (1919) i tentativi che un ufficiale fa per convincere un esploratore a difendere l'esemplare procedura di esecuzione in uso nella colonia. Il vecchio comandante aveva inventato e realizzato una macchina che prima di finire il reo gli scriveva nella schiena con il suo proprio sangue la sentenza di condanna. Accortosi che tale procedura suscitava orrore sia all'esploratore sia al nuovo comandante della colonia, decide egli stesso di sottoporvisi. La macchina si guasterà e con l'ufficiale, ultimo suo sostenitore, moriranno l'antica procedura e il suo strumento.

Anche ne Il processo (1925) si descrive la condanna a morte di una persona.

Una ricostruzione della pena di morte in Italia, sotto il profilo giuridico, la si può ritrovare nel testo di Italo Mereu, La morte come pena, pubblicato nel 1982 e ripubblicato in periodi più recenti.

Lo scrittore russo Fëdor Dostoevskij, condannato a morte ma in seguito graziato, nei primi capitoli de L'idiota fa pronunciare al protagonista del romanzo una violenta requisitoria contro la pena di morte.

« Ora, può darsi che il supplizio più grande e più forte non stia nelle ferite, ma nel sapere con certezza che, ecco, tra un'ora, poi tra dieci minuti, poi tra mezzo minuto, poi adesso, ecco, in quell’istante, l'anima volerà via dal corpo e tu non esisterai più come uomo, e questo ormai con certezza; l’essenziale è questa certezza. [...] La punizione di uccidere chi ha ucciso è incomparabilmente più grande del delitto stesso. L'omicidio in base a una sentenza è incomparabilmente più atroce che non l’omicidio del malfattore. »

L'idiota, Fëdor Mikhailovič Dostoevskij

J. R. R. Tolkien scrive:

« - [...] Merita la morte. - Se la merita! E come! Molti tra i vivi meritano la morte. E parecchi che sono morti avrebbero meritato la vita. Sei forse tu in grado di dargliela? E allora non essere troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi: sappi che nemmeno i più saggi possono vedere tutte le conseguenze. »

Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello, Libro I, Capitolo II di J. R. R. Tolkien Tolkien, cattolico, pensa che solo Dio possa togliere o dare la vita.

Tra i romanzi dedicati alla campagna contro la pena di morte da segnalare "La Penna di Donney - Miracolo d'amore", pubblicato a fine 2005 da Rubbettino Editore, scritto da Ruggero Pegna, in cui l' autore, colpito da una improvvisa leucemia acuta, s'immagina nella sua camera d' ospedale come un detenuto innocente condannato a morte, recluso in una prigione americana.

CinemaModifica

Anche il cinema si è spesso battuto contro la pena di morte, o ne ha parlato nelle sue trame. Di seguito ecco un elenco di film che trattano l'argomento.

Note Modifica

1^ La Repubblica, Pena di morte, primo sì dell'Onu alla moratoria

2^ Amnesty International

3^ Link

4^ Testo originale della lettera (vd. punto 3)

5^ Link

6^ Link

7^ Link

8^ Tearing apart by horses

Voci correlate Modifica

Collegamenti esterniModifica